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Anche La Stampa aprirà gratis i suoi archivi. Ma rimane la diffidenza

Posted on Marzo 28, 2008 by Tumy

L’arco di tempo è ancora poco definito, si parla di quest’anno, ma anche La Stampa si prepara ad aprire il suo archivio storico on-line gratuitamente. La scelta fatta mesi fa dal Corriere Della Sera viene così bissata dal quotidiano torinese, entrambi sulla scia degli esempi internazionali, dal New York Times al Wall Street Journal, passando per il Financial Times. In realtà, ci sono da fare dei distinguo: il primo ha aperto totalmente nel 2007 non solo all’archivio online, ma anche all’edizione digitale in pdf, del tutto gratis perchè a coprire i costi ci pensano le inserzioni pubblicitarie, benchè ne servano molte per ricoprire i 10 milioni di dollari provenienti dagli abbonamenti digitali. Il WSJ e l’FT invece mantengono tuttora alcune sezioni a pagamento. Ma di certo sarà questo l’andamento che i quotidiani internazionali stanno seguendo.

La situazione italiana è però ancora in una fase di difficile transizione: nessuno si sente così coraggioso da rinunciare ad introiti certi in nome di una totale liberalizzazione degli archivi. La stessa Stampa sta temporeggiando sulla data d’avvio di questa consultazione gratuita per motivi puramente organizzativi, a sentire il caporedattore de LaStampa.it Anna Masea: «Prima dobbiamo capire come ristrutturare al meglio le pagine, in modo che possa comparire la pubblicità». Ma la diffidenza rimane ed è comunque cospicua. Da una parte si tratta di una mossa in linea con le scelte mondiali e dettate anche dall’emergente tipo di business, quello web, non indifferente. Aprire gli archivi, infatti, consentirebbe di potenziare con decisione la divisione web dei quotidiani, aumentando di conseguenza il numero di visitatori unici, da legare agli investimenti pubblicitari un po’ come funziona oggi in tv con l’Auditel. Sia il Corriere.it che LaStampa.it hanno significativamente incrementato il numero di visite (11 milioni il primo, 2,2 milioni il secondo). «E’ certamente un’operazione di marketing - continua la Masea - che è servita a riportare l’attenzione sul sito, che all’epoca aveva poca visibilità», ma anche una scelta dettata dai tempi e resa imprescindibile, nonostante una tale riorganizzazione dei contenuti «possa costare diverse centinaia di migliaia di euro». Dall’altra parte, infatti, si rischia di perdere molti soldini: abbonarsi agli archivi dei giornali e soprattutto consultare le versioni digitali in PDF è costosissimo. Soltanto la consultazione dell’archivio de La Stampa per 12 mesi costa ben 250 euro, che scendono a 140 per visualizzare 250 articoli, mentre ci vogliono minimo 93 euro per consultare per un anno la versione digitale del quotidiano. Fermo su questa strategia è il direttore di Repubblica Ezio Mauro, che candidamente confessa di «sviluppare la sezione digitale in altre direzioni». Anche qui bisogna sborsare 250 euro per ripescare le vecchie notizie del quotidiano oppure 160 per leggerne 250. Decisamente eccessivo.

Se Mauro prova comunque a resistere al cambiamento dei tempi, molti altri quotidiani da tempo consentono totalmente gratis a qualsiasi navigatore di consultare e scaricare in formato PDF ogni singola pagina del proprio quotidiano, a partire da Il Giornale a Europa, passando per Il Secolo D’Italia (che però limita il servizio ad una manciata di pagine). Per non parlare del settimanale Panorama, che va addirittura oltre: da maggio 2007 infatti la rivista è gratuitamente scaricabile in pdf pagina per pagina, oltre a consentire senza limiti la consultazione dei vecchi articoli dell’archivio. Una grande scelta, che va oltrele mere convenienze economiche. Chissà quando tutti si decideranno a passare con decisione al free reading.


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