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Ecco la nuova Gazzetta Della Sport: troppo innovativa?

Posted on Marzo 29, 2008 by Tumy

Il nuovo formato è oggettivamente spiazzante, ma come per tutte le novità, occorrerà un po’ di tempo per metabolizzare il cambiamento. Dopo 112 anni di spietata fedeltà alla tradizione, oggi, dopo la confusione sulla data d’esordio, La Gazzetta Dello Sport arriva in edicola totalmente rivoluzionata. Adotta finalmente il full color (è uno degli ultimi quotidiani in tutto, l’ultimo in casa RCS, a passare al colore) ma anche un nuovo formato, il 31×45, che invece pochi quotidiani hanno sperimentato, e non certo i maggiori (da La Stampa a Il Tempo, passando per Libero e le testate QN). Di certo i principali competitor sportivi (Stadio - Corriere Dello Sport e Tuttosport) stanno a guardare, e forse stanno ancora a guardare i fedelissima della Rosea, che si trovano di fronte un giornale profondamente straniante. Una rivoluzione molto più efficace di quella sbandierata con tranquillità.

A non cambiare è il colore rosa della carta. Ma dentro il cuore della Gazzetta è operato con una libertà espressiva quasi sconvolgente. Il formato tabloid, molto in voga tra i giornali britannici, rivoluziona necessariamente i contenuti, ma soprattutto permette una maggiore - e attesa - farcitura di pubblicità, che compare con una paginona intera ogni due pagine, sfruttando molto meglio il colore del resto del quotidiano. Anche la dimensione del carattere tipografico sembra aumentata, ma il suo restyling permette una più facile lettura. Però quello che balza agli occhi è una Gazzetta molto meno piena e corposa di prima. La Gazzetta sembra improvvisamente un tabloid qualsiasi, certo più colorato, ma paradossalmente più vuoto di contenuti. Si è passati a 56 pagine rispetto alle normali 36-40, ma è come se il giornale scorresse velocemente senza suscitare nel lettore la sensazione di sazietà nei confronti degli argomenti trattati, ai quali pare venga dedicato meno spazio, coraggiosamente corroso da una grafica che respira perfino troppo mentre adotta soluzioni ad inizio pagina non propriamente originalissime. La vera Gazzetta si può respirare nell’ultimo terzo di giornale, in cui le pagine si susseguono con maggiore determinazione, meno intervallate da una pubblicità decisamente invasiva.

A guadagnare visibilità, come annunciato con orgoglio dallo stesso direttore Carlo Verdelli, è purtroppo la sezione Altri Mondi, che conquista ben tre pagine, per fortuna ben confezionate (si avverte perfettamente il touch del fratellone Corriere), in cui si parla dell’attualità più spiccia. Ma a far rimanere temporaneamente interdetti è questa impostazione grafica che rischia di apparire banale, nonostante una prima pagina che mantiene con soddisfazione il viso tradizionale della Gazzetta. Peccato che alla prima si senta odore di una piccola stecca, per un giornale che ha la necessità di non cancellare il glorioso passato, pur non potendo sottrarsi da una condivisa evoluzione. Nell’editoriale il direttore prova a spiegare meglio il significato di questo cambiamento: «Da oggi il nuovo formato ci spinge a diventare più veloci. Ci stiamo allenando da un po’ per farci trovare pronti a questa sfida che, confesso, ci mette i brividi. Un grande investimento da parte dell’editore, una grande attesa da parte del pubblico abituato alla Gazzetta “large”, la grande possibilità, grazie alla sezione Altri Mondi, di offrire al lettore un giornale completo».

Tiratura rafforzata, 700.000 copie, la mia edicola ha avuto 30 copie, un numero non eccessivo, ma tra i lettori abitudinari del nuovo formato non c’era granchè curiosità. Sarà un brutto segno?


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