La crisi di Repubblica e L’Espresso spingono al ribasso i conti del Gruppo Espresso
Tempi difficili per il Gruppo Espresso (e d’altronde chi può permettersi di rallegrarsi?). I conti gennaio-giugno non sono positivi, il margine operativo lordo si è ridotto del 21,2% e fatturato, ricavi diffusionali e pubblicità mostrano con insistenza la corda. Il patron Marco Benedetto ha già tracciato le linee guida del recupero, che verterà su un necessario ed inevitabile taglio dei costi, volto a ridurre circa 100 persone nel giro di 3 anni (il risparmio atteso complessivo è di 120 milioni di euro) e, se fosse necessario andare sul pesante, a decurtare i costi operativi, soprattutto quelli del personale, cresciti nell’ultimo periodo (si è passati a 3.450 unità complessive).
I primi a capitolare saranno una cinquantina di addetti nella redazione di Repubblica, che nei prossimi mesi verranno allontanati, come si sospetta da tempo. Proprio il secondo quotidiano italiano evidenzia forti difficoltà in campo diffusionale: il calo è del 4,1% a 593.000 copie, dovuto anche alle modifiche occorse al programma scuola (meno copie distribuite in classe e più sforzi via web), mentre tengono le testate locali. Non migliora neppure il settimanale L’Espresso, che registra una diminuzione del 4,9% (ma, ad onor del vero, neppure il rivale storico come Panorama fa meglio).
Repubblica soffre anche in campo pubblicitario: la raccolta nazionale fa segnare un pessimo -10%, tampinato dalla locale (+5,7%) e dall’ottimo exploit di Internet, che esplode con un +30,3%. Nonostante queste cifre poco positive, alla fine dell’anno si prevedono conti in attivo, anche se il margine sarà nettamente ridotto rispetto agli anni precedenti. Il che non è proprio da disprezzare, visto i tempi magri che corrono.
