Paolo Ferrero su Liberazione: "Troppo sbilanciato, ridiscutiamone ruolo e linea politica"
Ora che sono cambiati gli equilibri all’interno di Rifondazione Comunista, con il successo al fotofinish di Paolo Ferrero su Nichi Vendola per la carica di nuovo segretario del partito, il quotidiano amico Liberazione perchè mai debba essere tirato in mezzo? La battaglia che vede di mezzo i "poteri forti" si consuma anche a sinistra, tra improvvisati editori ed onesti direttori, questi ultimi costretti, come ormai da prassi, a vedersi ridiscussi ad ogni cambio di poltrona.
Il povero Piero Sansonetti, arguto direttore di Liberazione, quotidiano che spalleggia da sempre il partito comunista, si dovrà allora preoccupare? Perlomeno in redazione non mancheranno malumori, all’indomani delle dichiarazioni che il neosegretario del Prc Ferrero ha rilasciato a Repubblica in merito al futuro del giornale. Alla domanda del giornalista Umberto Rosso se si auspica un quotidiano di tutti e la permanenza dell’attuale direttore, Ferrero risponde così:
«Una "Liberazione" di tutti io proprio me la auguro, perché finora il giornale è stato molto sbilanciato. Rimuovere il direttore? Altra leggenda metropolitana. Non è all’ ordine del giorno, non mi pongo il problema. Sono, invece, per discutere del ruolo del giornale e della sua linea politica».
Se Sansonetti può dormire ancora sonni tranquilli (anche se non si sa per quanto possa starsene sereno) sulla sua scrivania, inquietanti interrogativi si emanano dall’ultima frase del segretario: ridiscutere la linea politica del giornale? Del giornale di partito? I conti parrebbero non tornare. Cosa ci può essere di meglio del sostegno del giornale fraterno, compagno di avventure? In realtà Liberazione, benchè spalleggiatore del partito, non ha mai mancato di lesinare critiche alla sua gestione, sia durante il governo Prodi attaccando a più riprese l’ex presidente della Camera e leader della formazione Fausto Bertinotti, sia dopo la debacle storica delle ultime elezioni, che hanno falcidiato la compagine rossa in Parlamento e Senato. Quello di Ferrero è dunque un insidioso avvertimento ad un direttore che potrebbe rivelarsi scomodo in futuro. Un avvertimento ingeneroso: ne andrà della libertà di Liberazione?
