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Sansonetti replica a Ferrero: «Ok al confronto su Liberazione, ma la linea editoriale non si tocca»

Posted on Luglio 30, 2008 by Tumy

Il giorno dopo le dichiarazioni del neosegretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, intervistato da Repubblica in merito al futuro del quotidiano di partito Liberazione, arriva la presa di posizione del direttore della testata, Piero Sansonetti. Una replica attesa, quella del direttore, di fronte alle perplessità di Ferrero sul futuro del giornale, visto un passato «troppo sbilanciato», fa notare il nuovo segretario del partito. Se è vero che la scrivania di Sansonetti non è (ancora?) in discussione, le precisazioni di Ferrero colpiscono la linea editoriale del quotidiano e chiamano in causa Sansonetti, che sempre a Repubblica si mostra inebetito e pure sorpreso dalla vaghezza delle parole del segretario:

Veramente non è che abbia capito benissimo quel che ha spiegato. Io non sarei in discussione ma il ruolo e la linea politica del giornale sì. Ecco, ma che cosa vuol dire esattamente? Che ruolo dovrebbe esercitare un giornale di partito secondo Ferrero?

Lo stupore di Sansonetti di fronte alla confusa dichiarazione di Ferrero forse può essere incanalato nella definizione che lo stesso direttore dà di Liberazione, «un quotidiano di battaglia politica, libero», così libero però da creare non pochi grattacapi allo stesso partito, nonostante i rapporti tra organo e testata siano di «fortissima indipendenza». Gli attacchi ai compagni, le stilettate ripetute durante il disastroso governo Prodi, le accuse di troppa inoperosità alla precedente classe dirigente hanno innalzato il quotidiano oltre il solito e scontato placet verso la propria parte politica e ai plotoni di comando di Rifondazione, racconta Sansonetti, queste punzecchiature costanti non sono piaciute affatto:

Tanti gli scontri avuti con i segretari, Bertinotti prima e Giordano poi. Fausto mi ha rimproverato spesso un eccesso di anti-veltronismo, negli anni dell’Unione. Con Franco c’è stata una durissima polemica, non ha mandato giù quel nostro insistere sulll"andare oltre" Rifondazione. Così come toni troppo duri nei confronti del governo Prodi, in particolare sulla sicurezza. Con loro Liberazione ha spesso litigato, mica con Ferrero.

L’attacco del neosegretario probabilmente deriva dall’attuale atteggiamento editoriale del quotidiano, decisamente più agguerrito rispetto al passato e con meno voglia di fare sconti alla propria fazione. Ma questo, puntualizza Sansonetti, non vuol dire venir meno ai propri doveri o ancor peggio saltare tout court la barricata («Sul congresso abbiamo fatto un’informazione formidabile, anche dal punto di vista qualittativo, e siamo stati corretti»), nonostante il direttore non nasconda di sentirsi «più vicino a Vendola che a Ferrero, così come gran parte della redazione, che è anche un collettivo politico. Parteggiamo per una sinistra più ampia di Rifondazione». Gli attriti, insomma, sono corposi e creano fastidiosi inciampi nella delineazione da una parte dello stesso partito e dall’altra della linea editoriale di Liberazione. Una condizione di perfetti separati in casa, in cui c’è spazio ovviamente per le critiche, «si può discutere, va bene il confronto se ci sono cose da cambiare», ma Sansonetti è categorico sul suo ruolo, perchè sarà anche vero (o così ci fanno credere) che «i direttori di tutti i giornali traballano sempre, gli editori decidono quel che vogliono», ma «non si può stabilire che la linea quotidiana si decide fuori dal giornale, chiamata poi ad applicarla». Il giornale di partito deve spronare il partito, il quotidiano non deve riprodurlo (atteggiamento in cui L’Unità è davvero maestra) ma anzi criticarlo se opportuno. «Linea garantista» dunque. E poche interferenze dai piani alti. «E’ l’eterno conflitto fra il giornale del partito e i vertici politici» conclude quasi rassegnato Sansonetti. Ma l’intenzione non è affatto quella di cieca prostrazione. Ferrero è avvertito.


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